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THE PIECES 

Spider Galaxies (2011)

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Krapp’s Last Post - 07.04.2011 - Interview

LA DANZA "SVIZZERA" DI GILLES JOBIN : INFLUENZATO DALLE GEOMETRIE DI MIO PADRE"

Katia Tamburello
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Incontro Gilles Jobin, coreografo e ballerino svizzero, nel foyer del teatro Arsenic di Losanna alla fine dello spettacolo “Spider galaxies”, sua ultima creazione.

Dopo i successi di “A+B=X” (1997), “Braindance” (1998) e soprattutto “The Moebius Strip” (spettacolo con il quale venne inaugurata la stagione al Teatro de la Ville di Parigi nel 2000), da allora Gilles Jobin è considerato il capofila di una nuova generazione di coreografi svizzeri indipendenti e una figura di spicco nella scena della danza europea. Dopo le esperienze fatte a Parigi, Londra e Lisbona, Jobin è da qualche anno rientrato a Ginevra, e proprio in questi giorni, dopo il debutto ad Annecy il 15 marzo scorso, ha iniziato la tournée del suo nuovo lavoro che sta ora facendo tappa a Ginevra, dove ha debuttato ieri sera e resterà fino al 17 aprile, al teatro Adc.

Gilles è contento del calore del pubblico all’uscita dal teatro. “Spider galaxies” è uno spettacolo immaginato e creato con maniacale precisione e cura dei dettagli. Niente è lasciato al caso, come lui stesso ci dirà. I ritmi sono serrati e l’obiettivo è la velocità dei movimenti. I corpi vibrano e, come gli atomi, si attraggono e si respingono continuamente, in una danza che risulta essere severa, sempre omogenea. L’ambiente è inospitale, al di là della terra; un luogo indefinito dello spazio nel quale i quattro danzatori per circa un’ora disegnano freneticamente linee e curve. Qualche perplessità sul senso di questa ricerca così continua ed esasperata, eccessivamente uniforme, è inevitabile averla.

Aspetto che Gilles saluti i suoi spettatori e gli faccio qualche domanda sullo spettacolo e sulla sua storia di coreografo. L’Arsenic, che l’anno prossimo non avrà una sede stabile per lavori di ristrutturazione, è il posto perfetto per un incontro.

Gilles, come definirebbe la sua poetica? C’è un legame che unisce tutte le sue creazioni?
Direi di sì, l’astrazione per me è fondamentale, la geometria nella concezione degli spazi, dei movimenti. In “Spider galaxies” ho mostrato ai danzatori più di 600 immagini per far loro vedere come volevo esattamente che fosse lo spettacolo. Ogni movimento è stato prima pensato e poi messo in scena. Le performance, secondo me, non devono spiegare qualcosa; mi piacerebbe fosse lo spettatore ad interpretare ciò che ha visto, a cercare una possibile, tra le tante, chiavi di lettura. Nelle mie creazioni cerco soprattutto di dare al pubblico delle forti suggestioni.

Suo padre, Arthur Jobin, era un pittore astratto. Pensa che il suo lavoro abbia avuto una influenza nella sua concezione della danza?
Sicuramente. Ho vissuto tutta la mia infanzia e la giovinezza in una casa piena di quadri, di geometrie; questo ha certamente influenzato il mio pensiero.

Nei suoi spettacoli si è occupato di tematiche diverse: il corpo violato delle donne durante la guerra dei Balcani, la guerra in Iraq... Come artista e come uomo, quale è il suo rapporto con la realtà?
Per alcuni dei miei spettacoli sono partito da eventi realmente accaduti per poi concentrarmi sul movimento. È stata solo una idea di partenza, quello che mi interessa è la danza, i movimenti dei corpi. Per esempio, nel caso di “Braindance”, ho cercato di trasporre sul palco i corpi delle donne violentate nella guerra dei Balcani: corpi umiliati e trasportati di peso, come se fossero delle marionette, pupazzi. Ma per me è comunque primario rappresentare il movimento, la danza.

Ha avuto, nel passato, dei modelli letterari dai quali è stato influenzato per le sue creazioni?
No. Diciamo che sono attratto di più dalle arti visive e dalla musica, soprattutto quella elettronica. Mi piace l’idea di poter sperimentare suoni nuovi. Non ho una grande cultura letteraria.

Lei ha viaggiato molto in giro per l’Europa, e da qualche anno è tornato in Svizzera, a Ginevra. Cosa ha significato questo ritorno, ha avuto delle ripercussioni sul suo lavoro?
Direi di no, ho scelto di rientrare a Ginevra perché la mia famiglia viveva in Svizzera, e i miei figli andavano a scuola a Ginevra. Avevo bisogno di tranquillità. Qui in Svizzera ci sono delle ottime condizioni di lavoro, anche se talvolta la Svizzera francese sembra essere un territorio a sé, piccolo, chiuso, all’interno del quale è difficile comunicare. Per questo motivo ho sempre cercato di confrontarmi con i migliori coreografi europei del momento.

Come lavora con i suoi danzatori? L’improvvisazione è un suo metodo di lavoro?
Assolutamente no. L’improvvisazione non è un mio metodo di lavoro. Come nel caso di “Spider galaxies” tutto è pensato e provato tantissime volte. Ogni movimento, ogni spostamento. La geometria dei movimenti per me è importantissima.

Non pensa che così possano essere soffocate le caratteristiche dei danzatori? La loro personalità? Può darsi. Ma la mia idea di danza è questa.

Lavora sempre con gli stessi danzatori?
Con alcuni di loro lavoro già da qualche anno, mentre con Louis-Clement Da Costa e Martin Roehrich è la prima collaborazione. Mi piacerebbe avere una compagnia stabile, ma al momento non possiamo permettercelo. In Svizzera quasi tutte le compagnie di danza e di teatro vengono sostenute, perché si pensa giustamente che tutti debbano avere il diritto di esprimersi, e chissà che prima o poi non riescano a creare uno spettacolo davvero interessante. Tuttavia non ci sono distinzioni per quelle compagnie più grandi, come la nostra per esempio, che circolano di più nel panorama europeo. Queste compagnie forse avrebbero bisogno di un aiuto maggiore, in proporzione alla qualità espressa e alla quantità di lavoro svolta.

Il suo prossimo progetto?
Seguirò fino all’estate la tournée di “Spider galaxies”, e poi... vacanze!